Sculture di Gino Cosentino in Università Cattolica

(22 Settembre – 22 Ottobre 2015)

Cecilia De carli

Nell’ambito delle esposizioni che l’Università Cattolica ha proposto attraverso il CREA (centro di Ricerca per l’Educazione attraverso l’Arte) per il semestre di EXPO, a settembre 2015 s’inaugura la mostra dedicata allo scultore Gino Cosentino. La scelta delle opere esposte è informata al tema del nutrimento della Esposizione universale: Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita, quale significativo contributo interpretativo.

Scultura Gino Cosentino Nello spazio architettonico che le ospita, in via Nirone, progettato dallìarchitetto Paolo Mezzanotte nel 1927, le sculture di Cosentino vi abitano con una vitalità straordinaria tanto da immaginare che si configurino in un istallazione. Generate dalla pietra che le racchiude, escono alla luce uccelli che imbeccano i loro piccoli, pecore che nutrono i loro agnelli, madri i loro figli, ma, con essi, anche animali che lottano per
il possesso del cibo, dove morte e vita si fronteggiano.

Cosentino, già artista maturo, dopo la pausa più astrattiva degli anni Settanta, dedica ampio spazio ai fatti essenziali dell’esistenza: nascita, nutrimento, generatività, vita e morte, quali parti di una tragitto universale, unitario e relazionale, profondamente umano.

La natura osservata dall’artista è quella assolata e intensa della Sicilia vissuta nella giovinezza, quella del ritorno alle origini appresa dagli insegnamenti di Arturo Martini, di cui diventa allievo all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Quella via che si oppone alla vocazione celebrativa propria della scultura, contro cui Martini aveva scritto il fondamentale testo Scultura lingua morta nel 1945. Sulla scia del maestro, Cosentino si ritrova a guardare la vita partecipandone drammaticamente il senso profondo.

Un attenzione altrettanto lontana dalla fredda statuaria, che coglie il
versante innocente e selvaggio, tenero e crudele del naturale, che sa assimilare e restituire la verità dei gesti che la innervano. Una posizione che bene s’innesta nel recente insegnamento di Papa Francesco della
Lettera enciclica sulla cura della casa comune Laudato sì, dove è forte il richiamo a non fare della realtà creata un puro oggetto di uso e di dominio, ma a riconoscere che “divino ed umano si incontrano nel più
piccolo dettaglio della veste senza cuciture della creazione di Dio”.

La scultura, con i suoi materiali scabri e rilucenti, nell’alternanza della pietra chiara e di quella scura, svolge compiutamente la traccia della generatività in cui un unico blocco incorpora in sé chi nutre e chi è nutrito,
morte e vita, quasi a far riscoprire di che pasta siamo fatti, a toglierci dall’anestesia che ci rende insensibili e orfani, trasformando in bellezza quella relazione così umana che è pure così misteriosa.

Gino Cosentino (Catania 1916-Milano 2005)

Allievo dell’Accademia di Belle Arti di Venezia si forma con Arturo Martini che indirizza i suoi studi.
Consegue il diploma nel 1946, anno anche della sua prima mostra a Milano presentata da Beniamino Joppolo. Aligi Sassu lo aiuta a realizzare un forno per la cottura della ceramica che gli permette di realizzare oggetti artistici e sculture che figurano nelle edizioni delle Triennali di Milano, come in quella del 1954.

La frequentazione degli architetti della scuola milanese con i quali collabora informa il suo lavoro verso una concezione unitaria delle arti. Importante nel 1958 la realizzazione della Via Crucis incastonata nel muro di cinta della famosa chiesa di Baranzate, progettata dagli architetti Mangiarotti e Morassutti. Di qui sue sculture, sia in pietra che in calcestruzzo, entrano a far parte di realizzazioni architettoniche.

Il Comune di Milano gli dedica una grande mostra alla Rotonda di Via Besana, allestita dall’architetto Gianni Fragapane nel 1975. Gli anni settanta vedono per Cosentino un rivolgimento all’arte astratta che giunge
fino alla realizzazione del Monumento ai caduti di Lodivecchio 1981. Seguono altre sculture di notevole impegno sia religiose che civili, come per la chiesa di san Pier Giuliani a Raggio (1987) o per la nuova Facoltà
di Ingegneria Aeronautica di Milano (1998).

Nel 2000 nasce la Fondazione "Gino e Isabella Cosentino" diretta., dopo la morte dell’artista, dalla figlia Isabella che qui si ringrazia per la concessione delle opere.

Esposizioni

Sculture in luoghi pubblici

Bibliografia